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I Faraoni conoscevano la tecnica del volo ? L’uccello di Saggara.

Vi sono indizi che farebbero supporre che fin dai tempi remoti dei faraoni fossero in in qualche modo noti degli oggetti simili a dispositivi volanti. Vi sono infatti, dei riferimenti in testi antichi e sono stati ritrovati alcuni oggetti archeologici dalla forma di “aereo”: elementi che insinuano il dubbio, per quanto stravagante, che alcune popolazioni arcaiche conoscessero in qualche maniera quello che si può paragonare ad un odierno aeromobile. Prendiamo ad esempio questo bassorilievo trovato in una piramide, si vede chiaramente una figura simile a un moderno elicottero, forse un caso o una coincidenza. basorilievo Mentre il disegno seguente potrebbe, per la sua fattura e dimensioni, essere un fermaglio o una spilla ma le sue caratteristiche sono veramente straordinarie tanto che alcuni moderni ingegneri aeronautici hanno tentato di capire se un oggetto in scala reale fosse capace di volare. Il primo a incuriosirsi fu l’ingegnere tedesco J.A. Ulrich, che si accorse che riproducevano in modo molto fedele la forma di un caccia a reazione il SAAB F-104 in dotazione dell’aeronautica svedese. Disegno Fu poi la volta di un altro tedesco, un ufficiale, il Tenente Peter Belting, che tentò di riprodurre uno di questi oggetti in scala maggiore, per poi montare sul modello ottenuto, un motore elettrico e un radiocomando. Le prove dimostrarono che non solo era capace di volare, ma era anche estremamente manovrabile ed aveva una elevatissima stabilità. Furono poi tre spagnoli, Justo Miranda, Paula Mercado e Romàn Molla a costruire altri modellini in scala maggiore per sottoporli alla galleria del vento e ad un software di simulazione di volo confermando che l’aerodinamicità era eccezionale e adatta al volo.   Ma l’oggetto più importante fu ritrovato nella tomba di Pa-di-Imen a Saqqara, in Egitto, nel 1898. Datato intorno al 200 a.C., è costruito in legno di sicomoro, con una lunghezza di 14,2 cm, e un’apertura alare di  18,3 cm e un peso di soli 40 grammi. L’Uccello di Saqqara, detto anche l’Aereo del Faraone, l’Aereo di Saqqara, l’Aliante di Saqqara all’epoca del suo rinvenimento, fu riposto in una scatola etichettata “modello di uccello in legno” e lasciato cadere nell’oblio dei depositi del Museo del Cairo, dov’è tuttora conservato ed esposto. Parecchi anni dopo il ritrovamento Khalil Messiha, professore di anatomia artistica all’università di Helwan e membro dell’Egyptian Aeronautical Club, riscoprì l’oggetto e lo portò all’attenzione degli studiosi, avanzando l’ipotesi che esso non fosse un semplice uccello, bensì il modellino di un aereo o di un aliante. aliante-uccello-saqqara Gli egittologi tradizionalisti rigettarono questa tesi, concordando che l’oggetto fosse la rappresentazione di un uccello dalle ali spiegate, benché con alcuni connotati inconsueti rispetto alle raffigurazioni tradizionali. Sulla parte anteriore del manufatto sono visibili quelli che sarebbero becco e occhi, mentre la coda, distinta dal corpo da una netta linea di demarcazione quasi a volerne separare le due parti, è posta stranamente in verticale, cosa appunto che non si rinviene nell’iconografia egizia. Una leggera traccia di pittura, su un lato della coda, fa presupporre che un tempo esso fosse dipinto. Per quanto riguarda l’uso, tali egittologi lo ritennero un manufatto cerimoniale, per esempio un falcone che simboleggia il dio Horus. La forma della coda, ovvero il particolare che ha sollevato i maggiori dubbi, sarebbe una banderuola per il vento simile a quelle collocate sulle barche sacre.   Messiha non fu affatto persuaso da queste deduzioni. Fece notare, innanzitutto, che l’oggetto è privo di zampe d’uccello e che non vi sono intagli a disegnare le piume, e rigettò la supposizione che la coda fosse una banderuola, asserendo che nelle usuali riproduzioni la coda dei volatili è orizzontale, e data la standardizzazione dell’iconografia non aveva senso realizzarla altrimenti. L’artefatto, dunque, doveva trattarsi per forza essere un modellino di un monoplano originale. Nel 1983, il professore egiziano pubblicò i suoi studi in merito, attirando così l’attenzione su “l’aliante di Saqqara”, che venne considerato uno degli oggetti la cui collocazione temporale sembrerebbe diversa da quella suggerita dal suo ritrovamento. Sulla base di queste supposizioni, altri studiosi e specialisti incominciarono a testare l’effettiva possibilità del modellino di uccello/aliante di volare. Una commissione tecnica giunse alla conclusione che il modellino non poteva essere un mero giocattolo, poiché possedeva canoni aerodinamici troppo specifici e di cui addirittura soltanto i velivoli odierni sono dotati. Esso, infatti, possiede le proporzioni esatte di un vero aliante moderno, in particolare di quella tipologia che riesce a mantenersi in volo a una velocità tra i 70 e i 100 km/h grazie all’ausilio di un piccolo motore, essendo in grado di trasportare un carico notevole.  Questa capacità è determinata dalla forma stessa dell’aliante e dalla precisa proporzione tra la struttura e le ali, inclinate leggermente verso il basso, tutti requisiti che sono stati accuratamente riprodotti nel manufatto antico. Basti pensare che un principio aerodinamico simile è alla base della progettazione del Concorde, la cui curvatura delle ali riesce a conferire il massimo slancio al decollo senza far perdere velocità. ooparts4[1]Da allora l’oggetto fu chiamato “l’aereo del Faraone“. Per come è giunto a noi, però, il modellino non avrebbe mai potuto funzionare come un vero aliante, poiché manca della coda a dargli stabilità in volo, benché questa, suggerì Messiha, potrebbe essere semplicemente un particolare perduto. Il progettista di alianti e aeromobili Martin Gregorie, allora, ricostruì il modellino dotandolo di una coda adeguata, per testarne l’effettiva capacità di volo, e concluse che l’artefatto di Saqqara non avrebbe mai potuto volare, non solo per la mancanza della coda, ma anche per com’è costruito. Messiha replicò che il modellino poteva essere l’esempio in scala ridotta di qualcosa di più grande realizzato in altri materiali e perfettamente funzionante, un qualcosa di conosciuto agli Egizi e i cui resti forse si trovano ancora sepolti da qualche parte a Saqqara.  Le ipotesi più suggestive si susseguirono e ancor oggi molti continuano ad ipotizzare che l’oggetto sia la prova che gli Egizi possedessero una tecnologia molto più avanzata di quanto sappiamo, grazie ai loro studi oppure al dono da parte di un’antica e misteriosa civiltà a loro precedente. Quest’ultima affascinate ipotesi pare venga confermata, con un po’ di bizzarria, da una piccola iscrizione che si trova sul manufatto, “dono di Amon”, che sembra un ringraziamento per qualcosa, forse per quello stesso congegno volante, ricevuto da fantomatici Dèi venuti dal cielo. Francesca Fuochi racconta di questa e di altre misteriose faccende sul suo blog interno-2.blogspot.com Articolo scritto da: Francesca Fuochi  pubblicato il 31/08/2010

2 Responses to I Faraoni conoscevano la tecnica del volo ? L’uccello di Saggara.

  1. Francesco Filipponi scrive:

    Complimenti Edo…questo articolo è una meraviglia!

  2. Moemen scrive:

    GRAZIE EDO!!! :’)

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