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STORIE DI GUERRA TRA CIELO E MARE

Durante la seconda guerra mondiale nel 1943, la zona dell’alto Lazio tra Montalto e la città di Viterbo, era piena di campi di volo dell’aviazione tedesca che operavano per contrastare sistematicamente le fortezze volanti angloamericane in transito verso gli obiettivi strategici, per spianare l’avanzata degli alleati e incalzare la ritirata tedesca. A distanza di 70 anni, sulla terraferma, sono quasi scomparse le tracce di questi cruenti combattimenti mentre, sul fondo del mare esse sono ancora visibili anche se attenuate dal tempo. La storia che voglio raccontare coinvolge dei subacquei del nostro tempo appartenenti all’associazione AssoPaguro di Montalto che si occupa anche di archeologia subacquea.B-24_piani-coda

Dai racconti di alcuni anziani testimoni che avevano visto dei velivoli cadere nella zona e dalle proteste dei pescatori locali che si lamentavano spesso di reti strappate o di oggetti incomprensibili recuperati in fondo al mare, riuscirono a identificare un tratto di mare distante qualche miglio dalla costa, ove vi erano delle probabilità che vi fosse precipitano un aereo nel lontano 1944. Per verificare e per dare libero sfogo alla loro passione archeologica iniziarono ad effettuare delle immersioni rastrellando sistematicamente tutto il tratto di mare incriminato. Durante le prime immersioni, giunti sul fondo, si materializzò davanti a loro nel fango, una contorta struttura metallica molto grande, che face pensare di aver localizzato il relitto di un aereo.
Ala sinistraLa struttura si presentava con una sagoma complessa a pianta rettangolare. La particolare conformazione del relitto faceva pensare a un grosso piano di coda di un bombardiere, ma per averne la certezza bisognava trovare almeno uno dei timoni direzionali che solitamente accompagnavano questi velivoli. Più avanti ebbero la conferma ritrovando un elemento di lamiera a sezione trapezoidale che confermò la loro ipotesi. Si trattava effettivamente del piano di coda di un grosso bombardiere. Questa scoperta diede al gruppo di ricercatori una grossa carica emotiva che li fece continuare la ricerca con altre immersioni nei giorni successivi, fino a quando si scoprì la sagoma di una grande ala sinistra che diede loro la conferma di aver trovato i resti di un grosso bombardiere. Quando poi, in una successiva immersione trovarono la semiala destra con il carrello semiaperto, confrontando il particolare della coda con piano orizzontale e il movimento del Particolare_Carrellocarrello conclusero con certezza che si trattava di un Consolidated B-24 Liberator unico aereo, di quel tempo, con due timoni e carrello che si apriva verso l’esterno. Soddisfatti della scoperta ma con l’ansia di chiarire i motivi per cui un B24, uno degli aerei più comuni dell’ultimo conflitto che ha contribuito all’esito finale della guerra, giaceva smembrato in fondo al mare di Montalto e convinti che questi episodi, nella maggior parte sconosciuti hanno fatto la storia, decisero di continuare le immersioni alla ricerca di nuovi indizi che li portassero a conoscere l’ultimo volo del velivolo e la sua missione.

Ritornarono sull’ala alla ricerca di nuovi particolari fio a quando, in un giorno di mare limpido intravedono una forte massa scura che riconoscono in uno dei quattro potenti motori del velivolo un Pratt & Whitney da 1200 cv.

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Vengono ritrovate successivamente due delle quattro eliche e la torretta ventrale con le due mitragliatrici. Ma l’elemento decisivo che diede una svolta alla loro ricerca fu il ritrovamento di una terza mitragliatrice isolata, strappata dal velivolo nell’impatto con il mare, che giace sul fondale melmoso intatta, e l’idea che attraverso la sua matricola, ancora leggibile, si potesse identificare l’aereo. Questo fu possibile grazie a contatti privilegiati con le ambasciata inglesi e americana e ad un fitto contatto con queste.

Il Consolidated B-24 Liberator era un bombardiere pesante, un quadrimotore ad ala medio alta che venne inizialmente sviluppato e prodotto dall’azienda statunitense Consolidated Aircraft Corporation nella prima parte degli anni quaranta e durante la guerra. Fu costruito su licenza anche da altre aziende come Douglas, Ford e North American. Un bombardiere con autonomia di 3000 nm (4827 km), velocità massima di 300 mph (483 km/h), quota di tangenza di 35000 ft (10668 m) e carico bellico di 8000 lb (3629 kg).

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Il B 24 è stato uno dei bombardieri americani più importanti. Al termine della seconda guerra mondiale fu l’aereo statunitense costruito nel maggior numero di esemplari nella storia: più di 18.000. Usava motori radiali Wright R-1820 Cyclone a nove cilindri, per il Model 32 vennero previsti i Pratt & Whitney R-1830 Twin Wasp a doppia stella di sette cilindri l’una con una potenza di 1200 hp. Il peso massimo al decollo previsto per il Model 32 era di 32.000 kg, uno degli aerei più pesanti esistenti all’epoca.

Il relitto trovato nel litorale di Montalto era decollato dal Campo di aviazione Giulia, aperto nel gennaio del 1944 e situato a circa 6 km a nord est di Cerignola, in puglia. Chiuso a fine luglio 1945 quando il fronte avanzò verso il nord Italia. Era una delle basi, costruite dagli angloamericani da cui partivano i B-24 per le missioni di bombardamento nell’Italia centrale durante lo sbarco di Anzio e prima della liberazione di Roma.

Da febbraio 1944 a luglio 1945 fu la base del 459 Gruppo Bombardamento. Il velivolo era partito dalla base di Giulia il 3 marzo del 1944 con l’obiettivo di bombardare Viterbo. Colpito dalla contraerea tedesca che gli forò il serbatoio dell’ala si dovette staccare dalla formazione e fu definitivamente abbattuto dai caccia tedeschi.  L’equipaggio era formato da dieci uomini al comando del tenente Rutters. Di questi l’unico che si salvò fu il sergente Harrigan che lanciatosi con il paracadute, fu fatto prigioniero dai tedeschi. Gli altri membri dell’equipaggio erano: Tenente Brown, Tenete Misik, sergente Klein, sergente Stout, sergente Warren, sergente Siegrist, sergente Sprngett ed il sergente Moore tutti periti nell’incidente.

Portare alla luce queste storie significa valorizzare il sacrificio eroico di tanti giovani aviatori che contribuirono alla liberazione del nostro paese.

 

 

 

One Response to STORIE DI GUERRA TRA CIELO E MARE

  1. Donato Fontana scrive:

    letto adesso, molto interessante. Grazie Edo

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