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SIAI Marchetti S.205 un quadriposto per il turismo avanzato

Il Siai Marchetti S 205, un velivolo italiano progettato e realizzato dalla Siai-Marchetti nel 1966 su progetto del designer Alessandro Brena rimase disponibile sulle linee di volo dei principali Aeroclub Italiani  sino a tutti gli anni ottanta. Un velivolo quadriposto ad ala bassa, con struttura metallica rivettata, carrello retrattile ed elica a passo variabile con le seguenti caratteristiche tecniche:

s205

Apertura alare di      10,86 m

Lunghezza                 8,00 m

Altezza                      2,89 m

Peso a vuoto            750 kg

Peso Totale              1.350 Kg

Motore Lycoming   IO-360

Potenza                     1×200 CV

Velocità Massima    295 Kh

Tangenza                  6200 m

Autonomia              1.325 Km

Un velivolo, sviluppato per il mercato dell’aviazione da turismo e diporto, fu utilizzato dagli aeroclub italiani per i corsi di addestramento al volo IFR base. Al velivolo venivano oscurati i finestrini con una pellicola arancione mentre il pilota indossava degli occhiali che gli consentivano la visione dei soli  strumenti mentre la visione esterna rimaneva prerogativa dell’istruttore.

Nel 1967, nell’ambito di un programma di rinnovamento del suo parco velivoli leggeri l’Aeronautica Militare Italiana decise di dotarsi dell’S.205 per impiegarlo come aereo da traino alianti, da assegnare alla sezione di Volo a Vela presso l’aeroporto di Guidonia. Successivamente furono acquistati altri velivoli e convertiti alla versione S.208 M portando così il totale complessivo a 45 unità, assegnati anche ai Centri Addestramento Volo (CAV) delle tre regioni aeree, in seguito ridistribuiti al 300º, 303º e 304º gruppo, e poi, a partire dagli anni ottanta, alle squadriglie collegamenti degli stormi.

L’S.205 non fu solo un velivolo di addestramento fu utilizzato molto per turismo o per lunghe trasvolate a tappe come quella che nel 1970, a cinquanta anni di distanza dal volo epico di Ferrarin e Masiero da Roma A Tokio, l’impresa fu ripetuta da Mario Panvini-Rosati.

Foto di Andrea Buzzacchi Planesport.net

Foto di Andrea Buzzacchi Planesport.net

Partito il 15 ottobre, con l’I-SJAB giunse a  Tokio il 15 novembre dopo molte disavventure: mentre si avvicinava ad Hong Kong l’S.205 fu investito da un violento temporale tanto che i collegamenti radio erano impossibili. Per sua fortuna si trovava sulla sua stessa rotta un DC.8 dell’Alitalia pilotato dal comandante Petrosellini, che accortosi dal nominativo che si trattava di un velivolo italiano si offri immediatamente per fare da ponte radio fra Panvini-Rosati e Hong Kong facilitando l’avvicinamento del piccolo S.205. Mentre sorvolava in Vietnam il sentiero di Ho Chi Min fu fatto segno a un violento fuoco contraereo da parte dei Sudvietnamiti, o degli americani, la ragione era, ma il pilota la seppe dopo, la mancata trasmissione del suo piano di volo da parte delle autorità aeroportuali di Bangkok. In quel momento non vi era tempo per ragionare ed il pilota decise di spegnere le luci di navigazione e gettarsi in vite per uscirne a bassa quota e continuare il volo verso Saigon ove giunse indisturbato.

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